Sub attenti ai problemi cardiovascolari!

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Sottacqua attenti al cuore

Le malattie cardiovascolari sono molte e vanno dall’ipertensione arteriosa, alla malattia coronaria, all’ictus, la cardiopatia reumatica, le cardiopatie congenite ed altre forme meno comuni.  Gli incidenti subacquei mortali dovuti a problemi cardiovascolari sono, sfortunatamente molto frequenti. Il problema si fa più evidente con l’aumento dell’età media dei sub. Negli anni 1900-95 il 12% degli incidenti subacquei mortali è stato riferibile a problemi cardiovascolari, ma questa percentuale sale al 26% se si considera il gruppo di individui oltre i 35 anni.
L’attività subacquea sportiva viene normalmente svolta con due differenti metodiche: in apnea (o, come sarebbe più appropriato, in apneusi) e mediante l’utilizzo di un AutoRespiratore ad Aria (A.R.A. o S.C.U.B.A. secondo la definizione inglese: Self Contained Underwater Breathing Apparatus), comunque in entrambe le metodiche d’immersione vi è un costante ed importante interessamento cardiologico e quindi una possibile insorgenza di problemi cardiovascolari.
L’importanza di una buona forma fisica è nota. Molte attività collaterali all’immersione richiedono un buon livello di forma: trasportare l’attrezzatura, nuotare contro corrente, districarsi da una rete sott’acqua, salire in barca, contrastare variazione improvvise del mare e del tempo, sono tutte buoni ragioni per restare in forma e per contribuire alla prevenzione di problemi cardiovascolari ed alla massima capacità di lavoro. Questa è limitata dalla capacità di ossigeno che può essere utilizzato nell’unità di tempo, che è, a sua volta limitata dalla funzione cardiorespiratoria.
Inoltre il rischio di problemi cardiovascolari è determinato da tanti altri fattori, quali il consumo massimo di ossigeno, la frequenza cardiaca a riposo, la pressione arteriosa, la resistenza cardiovascolare, la forma muscolare.
Per quanto riguarda questo sport è necessaria una idoneità per poterlo praticare. Tutte le persone con recente riscontro di ipertensione arteriosa non in trattamento sono giudicati non idonei fino a introduzione di terapia antipertensiva.
Durante le immersioni avvengono delle modifiche emodinamiche (cioè a livello della circolazione del sangue). Nella fase di immersione c’è una concentrazione di massa sanguigna a livello polmonare, mentre nella fase di emersione il flusso sanguigno si concentra perifericamente  a livello degli arti. Questo comporta uno stress cardiaco importante nel primo caso a livello delle sezioni destre del cuore, nella seconda fase a livello delle sezioni di sinistra. In entrambi i casi i rischi cardiovascolari sono davvero importanti, il più frequente è l’edema polmonare acuto, che si può complicare con insufficienza cardiaca acuta, sincope, e in alcuni casi più importanti anche arresto cardiaco.
Il consiglio è di eseguire un’appropriata visita medica e controllare bene la pressione arteriosa prima di iniziare questo sport per ridurre la probabilità che insorgano problemi cardiovascolari durante la gita sott’acqua.

 

Di seguito gli articoli scientifici: