Pressione alta nei bambini

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Pressione alta nei bambini: aumentano i casi e le preoccupazioni.

In recenti studi scientifici è stato possibile evidenziare che esiste un ampio numero di casi di pressione alta nei bambini. Questa condizione è, quasi del tutto, da ascriversi a ipertensione primitiva (ovvero l’ipertensione che ha una causa ben riconoscibile come una disfunzione di un organo come le ghiandole surrenali, mentre l’ipertensione essenziale è l’ipertensione “comune” degli adulti senza una specifica riconoscibile causa e che beneficia molto del controllo degli stili di vita). Tuttavia, l’incremento del numero di bambini in eccesso ponderale e l’aumentata sopravvivenza di soggetti con un peso molto basso alla nascita, lascia prevedere che il trend in aumento del numero di ipertesi in età pediatrica continuerà a peggiorare. Nel 2009 sono state pubblicate dalla Società Europea dell’Ipertensione delle raccomandazioni sull’ipertensione arteriosa in età pediatrica. Studi hanno dimostrato che un bambino con elevati valori pressori è destinato a diventare un adulto iperteso. I progressi della diagnostica nello svelare danni d’organo in fase subclinica (quando ancora non ci sono sintomi riconoscibili dal paziente), hanno permesso di capire che una pressione alta nei bambini può accompagnarsi ad alterazioni della struttura e della funzione di alcuni organi, tuttavia in età pediatrica mancano studi osservazionali che stabiliscano una relazione tra valori pressori ed eventi cardiovascolari che potranno comparire solo molti anni più tardi. L’ipertensione nel bambino è definita con un criterio statistico, stabilendo come limite il 95° percentile della distribuzione dei valori pressori sisto-diastolici, in relazione a sesso, età e altezza del bambino. Mentre la condizione di pre-ipertensione, o pressione normale-alta per adeguarci alla terminologia adottata negli adulti, si configura quando i valori sono stabilmente superiori o uguali al 90° percentile, ma inferiori al 95°. La pressione arteriosa aumenta progressivamente fino all’età di 17-18 anni, quando vengono raggiunti i valori dell’adulto. Tale incremento è più rapido nelle prime settimane di vita e durante la pubertà. I valori pressori sono correlati al sesso, all’altezza e alla massa corporea. L’obesità rappresenta un forte fattore di rischio per lo sviluppo di ipertensione infantile. La familiarità per l’ipertensione infantile è stimata intorno al 50%.
L’eccedenza ponderale sta diventando sempre di più un problema di sanità pubblica nel mondo occidentale anche nelle fasce di età più giovani. Nel nostro paese un bambino su tre è sovrappeso o nettamente obeso. La problematica non è ovviamente di natura estetica ma pervade a 360° il mondo della prevenzione cardiovascolare. Basti pensare che il 4% dei bambini obesi è affetto da diabete mellito di tipo 2, malattia fino al recente passato considerata ad appannaggio dell’età adulta. La presenza di obesità espone il bambino e l’adolescente anche ad un sicuro rischio di sviluppare ipertensione.
In uno studio condotto in una popolazione di 5.131 bambini, di età compresa tra 5 e 11 anni, è stata dimostrata una associazione tra il grado di eccedenza ponderale e la circonferenza vita e la presenza di pre-ipertensione (definita da livelli di pressione sistolica e/o diastolica e 90° percentile) o di franca ipertensione (media di tre misurazioni comprese tra il 90° e il 95° percentile). Questi risultati suggeriscono l’opportunità di prevenire e correggere il prima possibile l’eccedenza ponderale in età pediatrica, per evitare che crescendo possano contrarre malattie cardiovascolari o danno d’organo.
È stato studiato un campione di 377 bambini di 10,5 ± 2,3 anni, con prima diagnosi di ipertensione o storia familiare di malattie cardiovascolari. L’indice HOMA (homeostasis model assessment index) che valuta la ridotta efficacia della insulina prodotta dal nostro pancreas (resistenza insulinica) è stato normalizzato da un modello di regressione lineare tra l’indice di massa corporea (BMI, calcolato da peso ed altezza), rapporto circonferenza vita-altezza e stato puberale. Il ruolo del BMI e del rapporto circonferenza vita-altezza sul rischio di pre-ipertensione e di ipertensione è stata confermato. Quando l’indice HOMA standardizzato è stato aggiunto al BMI o al rapporto circonferenza vita-altezza in un modello statistico multivariato, ha dato un significativo contributo indipendente supportando la valutazione del rischio di pre-ipertensione e di ipertensione. Il ruolo dell’indice HOMA è stato confermato quando sono stati analizzati i valori continui di pressione arteriosa sistolica e diastolica (standardizzato per età, sesso e altezza), al posto delle categorie di ipertensione. In conclusione, questi risultati supportano l’ipotesi che, nei bambini, la resistenza all’insulina ha un ruolo nella patogenesi dell’ipertensione indipendente da obesità, distribuzione del grasso e pubertà.

 

Bibliografia scientifica di seguito: