Ipotensione ortostatica: cos’è e quando preoccuparsene

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Discutiamo sempre sugli effetti della pressione alta, ma non bisogna dimenticare che anche un brusco crollo della pressione potrebbe essere dannoso per la nostra salute, proprio come avviene in caso di ipotensione ortostatica.

I livelli pressori variano durante la giornata e in alcuni casi si possono anche riscontrare dei bruschi abbassamenti di valori. Questi potrebbero creare danni al sistema neurologico dandoci in ogni caso sintomi persistenti e fastidiosi.

Cosa si intende per ipotensione

Si parla di ipotensione quando vengono registrati valori pressori inferiori a quelli medi riscontrati nella popolazione sana.  Si definisce ipotensione o pressione arteriosa bassa quando i valori misurati sono inferiori a 90 mmHg di pressione arteriosa sistolica e inferiori a 60 mmHg di pressione arteriosa diastolica. Questa condizione può essere occasionale, improvvisa, oppure rappresentare una costante fisiologica nell’organismo degli individui.

Avere la pressione fisiologicamente bassa aiuta a proteggere il cuore da malattie cardiovascolari, ma un brusco abbassamento dei valori può causare disturbi come stanchezza, nausea, debolezza muscolare, cefalea, vertigini. Nel caso di soggetti cardiopatici l’abbassamento improvviso dei valori pressori assume rilevanza maggiore in quanto possono essere soggetti ad un maggior rischio cardiovascolare. Solitamente è più soggetto a ipotensione il genere femminile di quello maschile e comunque bisogna prestare attenzione man mano che l’età aumenta.

Cosa si intende per ipotensione ortostatica e perché è sempre bene porre attenzione?

Viene definito ipotensione ortostatica un brusco calo dei valori pressori quando si passa dalla posizione sdraiata a quella eretta: un abbassamento della pressione sistolica  ≥20 mmHg o della distolica  ≥10 mmHg entro 3 min nel passare dalla posizione sdraiata alla postura eretta. I sintomi sono giramenti di testa improvvisi, perdita di equilibro, vertigini e in alcuni casi svenimento. Questi sintomi vengono causati dal passaggio dalla posizione supina a quella verticale nel caso in cui il nostro corpo non sia in grado di rispondere in maniera sufficientemente rapida a questo cambio posturale.
Per questo motivo, se siete soggetti a questo tipo di problema, vi consigliamo di effettuare sempre passaggi posturali lenti, fare piccole transizioni: da sdraiato, a seduto e infine in piedi.

Chi rischia di essere più soggetto all’ipotensione ortostatica?

Se si è donne si è più a rischio degli uomini e la possibilità di incappare in questi pericoli sbalzi pressori aumenta man mano che si avanza con l’età.

Devono inoltre prestare molta attenzione i cardiopatici. Studi dimostrano che l’ipotensione ortostatica interessa circa il 6% della popolazione mondiale ed è associata ad un aumento di mortalità e di eventi cardiovascolari indipendentemente dalla presenza di altri tradizionali fattori di rischio.

L’ipotensione ortostatica può essere divisa in categorie in base al tempo di reazione dovuto dal cambiamento di postura:

  1. Fugace: temporanea diminuzione della pressione arteriosa entro 30 secondi dall’assunzione della posizione eretta.
  2. Ritardata: progressiva diminuzione dei valori pressori dopo un periodo variabile di pressione stabile in postura statica eretta.

Conclusioni

La pressione arteriosa è molto importante per la nostra salute e per questo va monitorata e tenuta sotto controllo. Una pressione fisiologica bassa aiuta a mantenere in salute il sistema cardiovascolare, al contrario grandi oscillazioni dei valori pressori possono diventare un vero e proprio rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari e neurologiche.

 

Bibliografia scientifica di seguito: