Ipertensione mascherata, questa sconosciuta!

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Si parla spesso di ipertensione mascherata o ipertensione da camice bianco, ma sappiamo realmente di cosa si tratta? L’ipertensione da camice bianco è quando si ha un innalzamento dei livelli di pressione arteriosa quando ci si trova in ambito ambulatoriale e questa condizione non si replica nella misurazione domiciliare.
L’ipertensione mascherata, al contrario, è quella condizione in cui la pressione rilevata in ambito clinico è normale, mentre la pressione misurata al monitoraggio ambulatoriale nelle 24 ore è superiore alla norma. Più del 30% dei pazienti che assumono i farmaci ipotensivi non ha una pressione arteriosa realmente controllata anche se, al momento della misurazione, i valori sono nella norma. Lo afferma uno studio appena pubblicato, secondo il quale solo il monitoraggio pressorio delle 24 ore è in grado di evidenziare questa forma di ipertensione “mascherata” e correre ai ripari con una nuova cura. L’ipertensione mascherata si associa ad un aumentato rischio di morbilità e mortalità cardiovascolare rispetto alle persone normotese sia alla misurazione clinica che al monitoraggio ambulatoriale, che si avvicina a quello dei pazienti ipertesi. L’aumentato rischio cardiovascolare e la difficoltà di identificare questi pazienti con il metodo tradizionale fanno dell’ipertensione mascherata una condizione che preoccupa la salute pubblica e che pertanto merita un’attenzione diagnostico-terapeutica non differente da quella normalmente dedicata alla vera ipertensione arteriosa. Non è noto quale sia il migliore approccio clinico per escludere questa condizione, se il monitoraggio domiciliare della pressione arteriosa possa sostituire quello ambulatoriale, quali siano i meccanismi patogenetici alla base dell’ipertensione mascherata e quale il miglior approccio terapeutico.
Gli studiosi hanno cercato di valutare la presenza di un danno d’organo e di eventi avversi cardiovascolari (coronaropatia, ictus, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, morte cardiovascolare) nei 3027 soggetti della coorte multietnica (50% afroamericani) del Dallas Heart Study e di stabilire un’associazione fra tali complicanze (registrate di base e a un follow-up di 9 anni) vale a dire: ipertensione da camice bianco (ICB [elevata Pressione Arteriosa in ambulatorio, ≥140/90 mmHg, con normale PA domiciliare, < 135/85 mmHg]), ipertensione mascherata (IMas [elevata PA domiciliare, ≥135/85 mmHg, con normale PA in ambulatorio, < 140/90 mmHg]), e ipertensione sostenuta (ISos [PA elevata sia in ambulatorio che a domicilio]). Nel campione di pazienti esaminato, il 3,3 e il 17,8% dei pazienti presentava ICB e IMas, rispettivamente. Sia l’ICB che l’IMas erano associate in maniera indipendente con un aumento della velocità dell’onda sfigmica aortica, della cistatina C e del rapporto albumina/creatinina nelle urine. Sia l’ICB che l’IMas erano associate in maniera indipendente con un più elevato tasso di eventi cardiovascolari rispetto al gruppo dei soggetti normotesi, anche dopo aggiustamento dei dati per i tradizionali fattori di rischio cardiovascolari. Gli autori concludono che, in questa popolazione statunitense multietnica, sia l’ipertensione da camice bianco sia l’ipertensione mascherata sono risultate associate in maniera indipendente con un aumento della rigidità della parete aortica, un danno renale e un’elevata incidenza di eventi cardiovascolari; dal momento che l’ipertensione mascherata è comune ed è associata con uno sfavorevole profilo di rischio cardiovascolare, è auspicabile che venga eseguito di routine un monitoraggio domiciliare dei valori pressori.


Bibliografia scientifica di seguito: