Fumo e pressione alta: è ora di smettere

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Fumo e pressione alta: niente indugi o compromessi è ora di smettere!
Parliamo spesso di prevenzione delle malattie cardiovascolari ma molte volte non sappiamo che riuscirci è più semplice di quanto si possa immaginare. La regola è eliminare le cattive abitudini e tra queste troviamo la sedentarietà, un’alimentazione non equilibrata, l’abuso di tabacco e alcolici.

Perché il fumo è considerato un fattore di rischio delle malattie cardiovascolari?

Fumare aumenta i livelli di pressione arteriosa mantenendoli pericolosamente alti anche nel tempo. Ogni sigaretta fumata prolunga l’effetto ipertensivo di circa 15 minuti.
Gli esperti hanno evidenziato come il tabagismo aumenti il rischio di incappare in malattie cardiovascolari, come l’ipertensione arteriosa, che possono creare danni anche irreparabili come infarto cardiaco, ictus cerebrale e altre malattie delle arterie. Un soggetto fumatore aumenta di circa il doppio la probabilità di avere un infarto o un ictus rispetto a chi invece non fuma ed ha un rischio cinque volte maggiore di avere malattie cardiovascolari. Per questo motivo il fumo è considerato un vero e proprio fattore di rischio di malattie cardiovascolari, oltre a questo, spesso i fumatori sono meno dediti all’attività fisica e hanno un’alimentazione non corretta. Noi di AMICOMED e tutte le linee guida sconsigliamo il vizio del fumo per tutti i danni che porta con sé.

Gli studi su fumo e pressione alta

I ricercatori hanno considerato come l’abitudine al fumo implichi sempre l’incremento della pressione arteriosa sistolica e diastolica e la frequenza cardiaca a riposo. Nello studio sono stati anche valutati i valori di persone non fumatrici ed è emerso che queste avevano livelli di pressione arteriosa più bassi, sia sistolica che diastolica, che comporta un minor rischio di ipertensione.
Per i fumatori attivi invece si deve sempre considerare la quantità di sigarette fumate poiché è quella ad incidere sulla frequenza cardiaca a riposo, in particolare questa aumenta più di 7 bpm (battiti al minuto) ogni 20 sigarette/die.

In un altro studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology sono state studiate le condizioni basali di 17.115 soggetti tramite un test da sforzo, che studia come i parametri emodinamici, cioè pressione arteriosa, frequenza cardiaca e ritmo del cuore, variano con uno sforzo fisico progressivamente incrementale. A parità di sforzo fisico, migliore è lo stato di salute, migliore è la tolleranza allo sforzo. In questo modo hanno valutato l’associazione tra fumo e pressione alta, ma anche tra fumo e sforzo fisico. La popolazione indagata è stata divisa in quattro gruppi: fumatori attivi (N = 2858), recente “quitters” (cioè ex fumatori da meno di 2 anni), “quitters” a distanza (ex fumatori da più di 2 anni) e mai fumatori (n = 9810).
Dai risultati è emerso che i recenti “quitters” hanno un miglioramento del loro test da sforzo rispetto ai fumatori, stimando che i recenti “quitters” avevano il 26% in più di probabilità di migliorare la loro tolleranza allo sforzo rispetto ai fumatori attivi.

Fumare è un’abitudine scorretta che andrebbe cambiata. Non fumare fa bene al nostro cuore e al nostro portafoglio.

Prevenire le malattie cardiovascolari si può e per farlo si deve fare sempre attività fisica, mangiare in modo sano ed equilibrato, non fumare e non consumare alcolici.

Bibliografia scientifica di seguito: