Esercizio fisico giusto per la nostra salute

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La giusta quantità di esercizio fisico per restare in salute!

L’esercizio fisico regolare è considerato un’azione importante per prevenire le malattie cardiovascolari e per ridurre la pressione in modo naturale.

Quanto esercizio fisico una persona dovebbe fare per diminuire il rischio di malattie cardiovascolari?

Negli anni si sono scontrate diverse teorie che rispondo a questa domanda, per questo riportiamo i risultati ottenuti da diversi studi, partendo dai più datati arrivando ai più recenti.

Uno studio del 2003 condotto su maschi britannici di mezza età, ha dimostrato un’associazione tra l’esercizio fisico intenso e la mortalità per malattie cardiovascolari e per tutte le cause, ma assenza di associazione con un’attività fisica di moderata intensità.

Nel 2008, in America, le linee guida raccomandavano un minimo di 75 minuti alla settimana di attività fisica aerobica intensa, o 150 minuti alla settimana di attività fisica aerobica moderata. Alcuni studi avevano evidenziato come il rischio di aritmie, di morte improvvisa per un rimodellamento miocardico o per un problema elettrico fosse superiore nei soggetti che svolgevano un’attività fisica più intensa e prolungata rispetto a quanto erano soliti fare. Le linee guida del 2008 hanno affermato che, sebbene il rischio di sviluppare un evento cardiovascolare fosse più elevato nelle persone che erano dedite a un’attività fisica decisamente più intensa rispetto a quanto di norma facessero, tali eventi erano da considerarsi rari.

Un recente studio ha voluto verificare la relazione tra attività fisica nel tempo libero e mortalità, per poi definire il limite tra beneficio e danno associati all’aumento del livello di attività fisica. I risultati hanno dimostrato che non vi sono dubbi che l’esercizio fisico rispetto a una vita sedentaria sia efficace nel ridurre i fattori di rischio cardiovascolari, rimane da comprendere se e a che livello un’attività fisica intensa possa non arrecare più beneficio ma danno.

Nello studio sono stati inclusi 661.137 soggetti (291.485 uomini e 369.652 donne), con un periodo medio di follow- up pari a 14.2 anni, sono stati registrati 116.686 decessi. I soggetti che dedicavano la maggior parte del loro tempo libero all’esercizio fisico, sono risultati non essere fumatori, essere più giovani, avere un basso valore di indice di massa corporea, essere sposati e avere un basso numero di patologie associate. Rispetto a persone totalmente sedentarie, ogni livello di attività fisica è associato a un rischio significativamente più basso di mortalità. I risultati dello studio sono stati i seguenti: rispetto ai soggetti totalmente sedentari il rischio di mortalità era il 20% più basso nelle persone che svolgevano attività fisica inferiore al minimo consigliato, il 31% più basso in chi svolgeva per lo meno il doppio dell’attività fisica consigliata e il 37% più basso in chi faceva attività fisica pari a 2-3 volte il minimo consigliato, fino a 10 volte il minimo consigliato non si è riscontrato danno.  Altri due recenti studi hanno affermato che sino a tre volte il minimo consigliato di attività fisica non sussiste rischio.

I miglioramenti che l’attività fisica produce nei fattori di rischio convenzionali non spiegano in pieno i suoi benefici, per arrivare a comprendere il reale collegamento tra esercizio fisico e malattia cardiaca. Sono state predisposte tecniche di valutazione del dispendio energetico: si è perciò arrivati a dimostrare come per un aumento dell’intensità dell’esercizio (pari a 10 kJ/kg/d) si ottenesse uno 0,75% di riduzione della velocità dell’onda sfigmica aortica, quindi una minor rigidità aortica. L’effetto del passaggio da un comportamento sedentario ad una attività leggera, moderata o intensa non si evidenzia sui valori pressori od emodinamici centrali, ma sulla rigidità aortica che si riduce: è questo uno dei numerosi benefici di una abituale attività fisica.
Fare attività fisica è senza dubbio importante per mantenersi in salute, meglio non esagerare con l’attività intensa se non si è preparati e richiedere consiglio al proprio medico in caso di ipertensione.
Bibliografia scientifica di seguito: