Dieta per il cuore: cucina mediterranea

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La  quinta sessione del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, ha iscritto la Dieta Mediterranea nella prestigiosa lista. Tale importante riconoscimento, felice coronamento di un iter iniziato quattro anni fa e ripreso con vigore nel 2009, consente di accreditare quel meraviglioso ed equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale che è lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale. La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità.
Nel corso dell’European Society of Cardiology tenutosi quest’anno a Londra si è parlato dell’importanza della dieta e del consumo di determinate alimenti (la maggior parte dei quali facilmente disponibili al consumo della maggior parte della popolazione nella maggior parte del globo terrestre).
Un gruppo di studiosi di importanza internazionale ha discusso sull’importanza fondamentale di educare le persone e le nuove generazioni in particolare al consumo di cibi e nutrienti salutari per poter salvare milioni di persone e dare loro una qualità di vita migliore. A questo proposito si è parlato anche di legislazione nel senso che la salute della popolazione deve essere in qualche modo tutelata e incoraggiata anche a livello politico (per esempio tassando di più i cibi più dannosi e meno quelli più salutari). Infatti è stato dimostrato come una popolazione può essere più malata quando il governo permette che gli approvvigionamenti di cibo siano dettati esclusivamente dalle leggi del mercato (‘vendo di più alimenti ricchi di sostanze dannose per la salute perché alle persone risultano più saporite quindi guadagno di più’) e ignorati invece dai politici. Da qui l’esigenza che i singoli governi elaborino strategie per promuovere abitudini alimentari più salutari.
Nel 2006 è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine uno studio che dimostrava un aumento del 33% di incidenza di malattie coronariche se si consumavano più di 5 g/die di oli vegetali idrogenati a causa della loro capacità di aumentare la concentrazione di colesterolo LDL e diminuire quella dell’HDL, il chè è un evento catastrofico per la buona salute cardiovascolare e consumare cibi che contengono più del 2% di questi oli vegetali equivale a fumare 10 sigarette. Nella popolazione danese, rimuovendo completamente il contenuto di questi oli nella dieta si è visto un calo repentino della mortalità del 70%.
Si è ribadito l’importanza della dieta mediterranea come dieta più equilibrata e quella più salutare e scevra da minacce per la salute.

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Bibliografia scientifica di seguito: