Aritmia e diabete: il legame con la fibrillazione atriale

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Diabete, fibrillazione atriale e problemi cardiovascolari

La fibrillazione atriale è l’aritmia più diffusa nella popolazione generale e la sua prevalenza tende a crescere con l’aumentare dell’età. Pur non essendo un’aritmia di per sé pericolosa per la vita, può esporre a delle complicanze che, in alcuni casi, possono rivelarsi molto invalidanti.

Da recenti studi si è osservato che la fibrillazione atriale è relativamente comune nei pazienti con diabete mellito di tipo 2, ed è associata ad un sostanziale aumento del rischio di morte e di eventi cardiovascolari in questi pazienti.

Già dalla letteratura sembra che il diabete mellito sia un fattore che incide sul rischio di fibrillazione atriale (FA). Nello studio recentemente pubblicato su European Journal of Preventive Cardiology  sono stati arruolati 228 pazienti affetti da FA parossistica sottoposti ad ablazione e altri 65 pazienti con storia di alterato metabolismo glucidico. Il gruppo con alterato metabolismo glucidico comprendeva sia soggetti con un diabete vero e proprio, sia soggetti con alterata glicemia a digiuno. Sono state analizzate le caratteristiche cliniche ed elettrofisiologiche nei pazienti con FA con e senza alterato metabolismo glucidico. I tempi di attivazione totali dell’atrio destro e sinistro erano significativamente più lunghi nei pazienti con FA e un alterato metabolismo glucidico rispetto ai restanti. La ricorrenza di FA era maggiore nei soggetti con alterato metabolismo glucidico. Questo studio ha dimostrato che un alterato metabolismo glucidico influenza le proprietà di conduzione dell’impulso elettrico del cuore, portando ad una maggiore possibilità di incorrere in una fibrillazione atriale.
Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Pallisgaard JL della Copenhagen University Hospital Gentofte, Danimarca. Il diabete è stato quindi associato a una maggiore incidenza di fibrillazione atriale.

Tuttavia è poco noto se nei giovani diabetici vi sia un maggior rischio di sviluppare fibrillazione atriale. Pertanto i ricercatori, attraverso i registri nazionali danesi, hanno esaminato la storia clinica di persone al di sopra dei 18 anni che non avessero mostrato eventi di fibrillazione atriale e non fossero diabetici negli anni compresi tra il 1996 e il 2012. Lo studio ha successivamente suddiviso la popolazione in 2 gruppi in base alla comparsa di diabete e ha calcolato il rischio di sviluppare fibrillazione atriale nei due gruppi attraverso modelli statistici. La conclusione raggiunta è che la fibrillazione atriale è relativamente comune nei pazienti con diabete mellito di tipo 2. Inoltre questi soggetti potrebbero ottenere maggiori benefici da una terapia antipertensiva (controllo dei fattori di rischio e/o terapia medica qualora necessario) riducendo il rischio di mostrare questa aritmia e le sue conseguenze a carico del cuore.

La fibrillazione atriale nei pazienti diabetici dovrebbe essere considerata come un fattore negativo per eventi cardiovascolari maggiori.
La fibrillazione atriale talvolta è secondaria all’ipertensione arteriosa o ad altre cardiopatie, quali ad esempio scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica. È quindi necessario, per quanto possibile, effettuare dei controlli regolari del profilo pressorio e, quando presenti, impostare un corretto iter terapeutico delle cardiopatie, affidandosi allo specialista competente, al fine di prevenire le ricorrenze dell’aritmia.
Bibliografia scientifica di seguito: